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Un grande progetto per il Teatro dell’Opera dei pupi
e per la felicità dei bambini:

arrivano le FIABE



    Tutto il mondo incantato delle fiabe, tra fate, streghe, maghi, incantesimi, re e regine, principi e principesse.

    Il progetto inizia con le fiabe di Luigi Capuana rielaborate nel testo e nella storia e adattate al Teatro dell’Opera dei Pupi.



    Le prime fiabe sono:

- Il racconta-fiabe
L’antico mestiere del racconto orale: il racconta-fiabe gira per le piazze dei paesini siciliani raccontando fiabe per rallegrare i bambini. Ma c’è un problema. I bambini sono stanchi di ascol-tare sempre le stesse fiabe e ne vogliono di nuove. Dove tro-varle? Un lungo viaggio fino a Mineo, dallo scrittore Luigi Capuana. E, per la prima volta nella storia delle fiabe, Cappuccetto rosso, Cenerentola e la Bella addormentata s’incontrano e, felici, si abbracciano in un allegro girotondo.

- Le arance d’oro
Un albero, nel giardino del re, produce arance d’oro. Un giorno vengono misteriosamente rubate ...

- L’albero che parla
Un re parte alla ricerca dell’ albero che parla per arricchire la propria collezione di rarità. Ma l’albero è sotto l’incantesimo di una strega malvagia ...

- La gobbetta
Una giovane e bella principessa, per una piccola deformità, viene rifiutata da un re vanitoso. Ma una fata interviene …

- I tre anelli
Tre anelli, uno d’oro, uno d’argento, uno di ferro, tre povere fanciulle, un re, un principe e un pecoraio. E la Sorte che dispone dei loro destini ...

- Tì, Tìriti, Tì
Un re scopre che ci vogliono molte più ore di lavoro per ottenere un buon raccolto dalla terra che per amministrare un regno.

(Le fiabe sono tratte dalla raccolta di Luigi Capuana C’era una volta ... Fiabe, Milano, Treves, 1882).

    Luigi Capuana conosceva bene il Teatro dell’Opera dei Pupi. Ne parla, infatti, nel racconto Cardello (1) e, con una breve citazione, anche in quello che è riconosciuto come il suo capolavoro, Il marchese di Roccaverdina.
    Cardello è un ragazzo di 15 anni, orfano, che vive con la nonna. Per “buscarsi il pane” esegue ogni tipo di commissione. Quando in paese arriva un puparo (don Carmelo, soprannominato Orso peloso per l’aspetto e l’irascibilità), diventa il suo aiutante.
    Da questo racconto è stato tratto il film del 1956 I Girovaghi diretto da Hugo Fregonese con Peter Ustinov (il puparo), Carla Del Poggio (Lia, la moglie del puparo), Gaetano Autiero (Cardello), Abbe Lane (Dolores, la ballerina).

    Luigi Capuana, nel racconto Cardello menziona, assieme agli altri pupi, anche Peppininu. Così, il pupo, è stato meritatamente e doverosamente inserito nella fiaba “Il racconta-fiabe”.
    Un nuovo impegno artistico per il nostro amato pupo catanese. Quanta strada ha fatto Peppininu dal 2009, anno nel quale ho iniziato a scrivere su di lui!

Alla fine del colloquio con Luigi Capuana, il racconta-fiabe gli dice:

Voglio farle dono di questo piccolo pupo dell’opera catanese. È Peppi-ninu, l’avrete riconosciuto certamente, lo citate nel Cardello. Come lavoro mi sono provato anche a fare il puparo. Senza fortuna. Ho dovuto vende-re tutto, teatro e marionette. Questo è il solo pupo che ho tenuto, il solo che non ho avuto il coraggio di vendere.

E Capuana risponde:

Lo accetto volentieri, lo regalerò ai miei nipotini. Così, oltre alle fiabe che racconto loro, avranno anche un vero attore dell’opera dei pupi.

    Il lavoro di rielaborazione (testo e storia) delle fiabe di Luigi Capuana è stato fatto con passione, impegno e con il massimo rispetto dovuto al grande scrittore siciliano. Oltre all’adattamento per il Teatro dei Pupi si è realizzata anche una versione per il Teatro dei bambini e una sceneggiatura per il cinema (un corto). Davvero un grande omaggio allo scrittore di Mineo.



     Consiglio, per meglio apprezzare il lavoro di rielaborazione testo e storia, un’attenta lettura delle fiabe originali.

- Le fiabe di Luigi Capuana rielaborate nel testo e nella storia e adattate al Teatro dell’Opera dei Pupi - Youcanprint 2017 - ISBN | 978-88-92669-55-0

- Le fiabe di Luigi Capuana rielaborate nel testo e nella storia e adattate al Teatro dei bambini - Youcanprint 2017 - ISBN | 978-88-92669-50-5

Nota:
(1) Carmelo Coco, I pupi siciliani nella Letteratura, nel Teatro, nel Cinema, nella TV e nella Musica, Screenpress 2012.

La grande carriera artistica di Peppininu



    La carriera artistica di Peppininu continua ad arricchirsi.
  In attesa de “Il secondo libro di Peppininu”, il nostro amato pupo è apparso, con un compito molto importante, nel divertente romanzo L’irresistibile leggerezza della risata.



Breve sinossi:
   Tre grandi amici siciliani vogliono emulare la gita in barca sul fiume Tamigi di Jerome, Harris, George e del loro cane Montmorency (i tre protagonisti del celebre romanzo umoristico Three Men in a Boat, To Say Nothing of the Dog - Tre uomini in barca, per non parlare del cane).
   Non essendoci un fiume navigabile in Sicilia optano per la circumnavigazione dell’isola.
   Durante il viaggio, sia a bordo della barca che a terra (in visita alle località turistiche dell’isola), avvengono comiche avventure / disavventure.
Edizioni Youcanprint, 2016.
ISBN 978-88-92612-06-8

26/02/2017

Le due città sulla scacchiera




    Molte volte la scacchiera è stata interpretata come contrapposizione tra il Bene e il Male. Il Bene corrispondeva ai pezzi Bianchi, il Male ai pezzi Neri.
    Con i pezzi Neri gioca , ad esempio, la Morte nel film “Il Settimo Sigillo” di Ingmar Bergman; con i pezzi Neri gioca Satana in “Scacco a Satana” di Frank Graegorius; con i pezzi Neri gioca il Vizio (contrapposto alla Virtù) in "Chymische Hochzeit: Christiani Rosencreutz" attribuito a Johann Valentin Andreae; etc.
    Ma ecco un’interpretazione grafica del tutto nuova: nella parte superiore della scacchiera c’è la città Bianca, nella parte inferiore la città Nera.

    Nella parte superiore della scacchiera regna l’armonia, l’amicizia, la lealtà. Amici sumus è il motto degli scacchisti che abitano nella città Bianca. Scacchisti dediti al Nobil gioco e alla stesura di articoli di storia, di letteratura, di psicologia, di matematica, d’arte, di tutto quello che riguarda gli scacchi.

    Nella parte inferiore della scacchiera, la città Nera, si vive nel caos e nella confusione mentale ed intellettuale. Gli abitanti sono dediti ad una sola attività: fare un vergognoso copia-incolla di testi, disegni, immagini altrui (che trovano sul web) spacciandoli per propri. Senza nessun rispetto per il lavoro altrui.

    Nella città Bianca gli scacchisti vivono alla luce del sole in armonia ed amicizia tra loro.

    Nella città Nera gli abitanti vivono nell'oscurità, in costante diffidenza l’uno dell’altro.

Nel tempo ho subito molti plagi (testi e disegni). Adesso conosco il luogo dove abitano questi Grandi Autori.
10/10/2016
Copyright 2016 Carmelo Coco.
[Ogni tipo di riproduzione, sia del testo che del disegno, è rigorosamente vietata].




Le indagini, con il corpo astrale, dell’agente Cox



La bilocazione, lo sdoppiamento, il viaggio
con il corpo astrale.
E’ questo l’affascinante tema di una nuova
serie di fantascienza.
La sua grande originalità consiste nelle
indagini poliziesche e di controspionaggio che
il corpo astrale svolge nei suoi viaggi.



Titolo: Le indagini, con il corpo astrale, dell'agente Cox
Autore: Carmelo Coco
eBook (PDF), 40 Pagine
Pubblicazione 6 maggio 2016
Prezzo € 2,99
ISBN - 978-1-326-64736-0
Editore Lulu
Genere: fantascienza
Si può acquistare su Lulu store

Dalla premessa:

    Nel 1925 lo studioso inglese Harry Price fondò a Londra il National Laboratory of Psychical Re-search (Laboratorio Nazionale di Ricerca Psichica).
    In quel laboratorio cominciarono i primi esperimenti di quella che sarebbe stata chiamata, in seguito, parapsicologia. E cominciarono anche gli esperimenti di bilocazione, i primi studi sui viaggi del corpo astrale fuori del corpo fisico.
    Nel 1933 la facoltà di Psicologia dell’Università di Londra istituì, su proposta di Price, un dipartimento di ricerca psichica.
    Sul fenomeno della bilocazione sono incentrate tre originali serie.

- Nella prima serie, ambientata nel 1945, il metapsichico Daniel Cox, grazie alle sue straordinarie capacità di bilocazione collabora, durante la seconda guerra mondiale, con l’MI in un’azione segretissima. Finita la guerra diventa agente del nucleo investigativo denominato Divisione Astrale. Con le sue capacità riesce a sventare un ingegnoso piano delle spie naziste a Londra.

- La seconda serie sarà ambientata nel 2016. Il protagonista sarà un investigatore privato che sfrutta le sue doti intuitive e le sue capacità di bilocazione per risolvere le indagini affidategli dai clienti.

- La terza serie sarà ambientata nel 3090 con scontri e lotte tra esseri del futuro dotati di incredibili capacità di bilocazione.

- Altre serie saranno aggiunte a questa prima lista.

Il secondo e-book della prima serie, che verrà pubblicato prossimamente, ha per titolo:
Hitler e spie naziste a Londra.

Dall'interno del libro:

Chiuse gli occhi per concentrarsi. Lo strappo fu immediato e fortemente doloroso. Sentì il suo doppio lottare per staccarsi dal corpo, per vincere ogni resistenza”.




L'Anelito Alchemico



    La prima parte di un avvincente giallo nel mondo degli alchimisti moderni.
    Una lotta spietata tra alchimisti che vogliono nascondere i loro antichi segreti e alchimisti che vogliono donare il loro sapere a tutta l’umanità.

    I capitoli del libro sono indicati con i nomi delle fasi del processo alchemico (1. Calcinazione, 2. Soluzione, 3. Separazione, etc.).
    La trama del romanzo è congegnata in maniera da far corrispondere i personaggi agli elementi alchemici fondamentali: zolfo, mercurio e sale. Le azioni dei personaggi e le varie situazioni corrispondono alle operazioni da effettuare per completare un difficile esperimento alchemico.


    Nel moderno viaggio alchemico, descritto nel libro, il nuovo motto dell'alchimista moderno è Donare per essere.

Editore: Youcanprint
Pagine: 90
Formato: 15X21
Data di pubblicazione: luglio 2015
ISBN 978-88-91196-19-4


Alcune pagine del libro:

Antefatto:


    Il giovane alchimista accarezzò a lungo la testa dell’alano steso ai suoi piedi.
    Stava seduto ad una scrivania ingombra di libri antichi. Al centro era poggiata una preziosa scacchiera con base in alabastro e pezzi in oro ed argento. Spostava rapidamente i pezzi ricostruendo una partita.
    Aveva dita sottili e all’indice della mano destra portava un grosso anello sormontato da un serpente che si mordeva la coda, l’Ouroboros, attorcigliato a formare il simbolo dell’Infinito.
    Spostò un pezzo, un Alfiere, e lo portò nella casa e5. Era una splendida mossa innovativa nella variante Rosentreter del gambetto di Re: un doppio sacrificio di pezzo, Cavallo e Alfiere. Una perfetta trappola.
    Anche la sua trappola era scattata. Precisa come un meccanismo ad orologeria di alta precisione.
    Liza Moorcroft andava eliminata subito. Da semplice pedina innocua si era rivelata una avversaria troppo pericolosa.
    Che poteri aveva, realmente, la giovane Liza? Che sapere gli aveva trasmesso suo padre? Dove si nascondeva? Adesso doveva uscire allo scoperto, venire fuori dalla tana buia dove si era rintanata. Doveva farlo. Doveva rischiare, la posta in gioco era troppo alta. Doveva uscire allo scoperto per dare la caccia a tutti gli alchimisti.
    Lo aveva promesso, aveva promesso di sterminare la loro razza.
    L’uomo tolse i pezzi dalla scacchiera e lasciò solamente la Donna, la Regina Bianca. Liza.
    L’avrebbe uccisa e con le proprie mani. Anche se il rogo sarebbe stato più adatto per lei.
    «Ah, maledetta», mormorò.
    In un impeto d’ira scaraventò a terra il pezzo degli scacchi.
    L’alano alzò la testa.

    L’alano si sottrasse alle carezze del padrone, alzò la testa, fiutò l’aria e ringhiò.
    L’alchimista smise improvvisamente di leggere. Era allarmato. Il cane continuava a ringhiare verso un punto della stanza dove non c’era assolutamente niente.
    «Sei qui?», mormorò.
    Non ci fu nessuna risposta. Il cane si lanciò, le fauci spalancate, pronto a mordere e azzannare. Fu respinto da una forza invisibile, slittò sul dorso contro il freddo pavimento e sbatté contro la parete. Si rialzò lestamente e si mise ad abbaiare freneticamente.
    L’uomo aveva capito.
    «Sei qui? Sei tu, Liza, maledetta?», urlò.
    Si alzò e corse a premere il pulsante per chiamare le guardie della sicurezza. Perché non erano intervenute?
    Il cane si lanciò nuovamente in un selvaggio attacco. Fu afferrato da mani invisibili. Roteò in aria un paio di volte e poi fu lanciato, come un peso leggero, contro la finestra. I vetri si ruppero all’impatto. Il cane precipitò dal quinto piano, guaendo.
    L’uomo fu afferrato un secondo dopo, trascinato verso il centro della stanza, bloccato a terra. Qualcosa si poggiò sul suo petto, all’altezza del cuore. Il respiro gli si fece affannoso, sussultò. Il ritmo cardiaco aumentò.
    Erano tamburi che battevano nel suo petto. Agitò le mani spasmodicamente, poi si afflosciò inerte.
    La porta si spalancò di colpo e due uomini armati di mitra irruppero nella stanza.
    «Ma cosa è stato ...», mormorò uno dei due. Volse lo sguardo ad ogni angolo della stanza. Ma non c’era niente. Il corpo del capo giaceva esamine a terra. Era morto. E il cane, dov’era il cane?
    «Spara», urlò all’altro uomo cominciando a sparare raffiche all’impazzata. L’altro uomo non capì, ma l’affiancò e insieme, spalla a spalla, seguitarono a sparare.
    Finirono i caricatori. Niente si muoveva in quel disastro di mobili sforacchiati e fracassati. I muri presentavano curiosi arabeschi. Niente si muoveva, non si avvertiva nessun rumore, nessun fruscio.
    Uno dei due uomini fu afferrato e lanciato verso il soffitto. Cadde sulla schiena e con la testa fracassata.
    L’altro uomo, folle di paura, arretrò verso la porta, cercando di inserire un nuovo caricatore nel mitra. Ma l’arma gli fu strappata di mano e gettata lontano, poi fu afferrato e sbattuto contro il muro. Non svenne, scivolò a terra, si mise in ginocchio, blaterando parole incomprensibili.
    Una piccola sfera argentea scivolò sul pavimento, piccola e splendente, rotolò, rotolò. L’uomo la seguì con lo sguardo affascinato.
    La sfera colpì una parete e si arrestò. Ci fu una piccola esplosione ed apparve una luce splendente, un piccolo sole si innalzò verso l’alto, poi lingue di fuoco si staccarono, mordendo i mobili, i muri, divorando tutto in pochi secondi.
    La stanza fu avvolta rapidamente da fumo e da fiamme.


    Il castello era una vera fortezza. Maestoso ed inattaccabile. Da lontano, sopra una collinetta, Liza, osservandolo con un potente binocolo, ne studiò le difese. Le quattro torri erano presidiate da uomini armati. Tutti i muri di cinta dovevano avere dei sofisticati sistemi di antintrusione. All’interno, altri uomini ben armati.
    Ma mille uomini armati non avrebbero fermato Liza, il suo proposito di vendetta. Uno dei suoi più pericolosi nemici viveva in quel castello. Vi si era asserragliato e rintanato, furente dopo l’uccisione del suo discepolo prediletto. L’anziano alchimista aspettava. Sapeva che Liza sarebbe venuta per completare la sua vendetta. Ma non la temeva. Ed era pronto ad accoglierla, ad ucciderla.
    Il castello era inattaccabile e ben presidiato. Ma tutto era stato predisposto per un attacco convenzionale.

    La piccola sfera argentea rotolò lungo la collinetta, percorse i metri che la separavano dal castello, scivolò lungo il fossato spinta da una forza misteriosa. Le spesse mura del castello non arrestarono la sua corsa. Perforò facilmente la pietra lasciandosi alle spalle un minuscolo tunnel.
    La sfera si arrestò all’interno del cortile.
    Liza, adesso, era dentro il castello. Era stato facile. Niente l’avrebbe fermata.
    Salì le scale esterne e giunse in un grande salone dove uomini armati di spada la fronteggiarono.
    «Non uscirai viva da qui», disse spavaldamente uno di loro.
    Cominciarono ad agitare destramente le spade e ad avvici-narsi. Le furono addosso, contemporaneamente. Liza schivò, spostandosi abilmente, alcuni colpi di spada. Con un calcio abbatté uno degli uomini. Il gruppo si scompose un attimo e poi si riformò. Spade roteanti brillarono. Vicine, troppo vicine. La circondarono.
    Liza lanciò due piccole sfere. Le sfere rotolarono a terra, argentee e fredde. La prima si fermò davanti al gruppo che accerchiava Liza; l’altra si pose alle loro spalle. Liza schivò un altro colpo di spada. Colpì alcuni uomini.
    Diede l’ordine alle sfere. Due piccoli soli splendenti si accesero contemporaneamente. Gli uomini restarono abbagliati dalla luce. Cercarono di ritrarsi. Ma dalle sfere si sprigionarono le fiamme. Gli uomini furono avvolti dal fuoco senza nessuna via di scampo. Liza attese. Poi scavalcò quello che restava di quegli uomini. Salì per la scala interna. Alle sue spalle arrivarono altri uomini. Tutto l’esercito dell’alchimista si stava schierando a sua difesa.
    Liza lanciò un mucchio di piccole sfere argentee lungo la scala, alle sue spalle. Rotolarono veloci. Avrebbero fatto il loro dovere.
    Salì ancora. Percorse un lungo corridoio. Si fermò davanti ad una grande porta massiccia. Capì d’essere arrivata.
    Alle sue spalle sentì delle grida strazianti. Le sfere si erano messe al lavoro, senza pietà, senza tregua. Avrebbero eliminato tutti quegli uomini. Non doveva più temere attacchi alle spalle. Nessuno, di quegli uomini armati, sarebbe rimasto in vita.
    Spalancò la porta con decisione. Era lo studio. L’anziano alchimista era seduto alla scrivania e l’attendeva. Nessun timore traspariva dal suo volto.
    «Ecco la vendicatrice», disse l’uomo e rise. «Ti aspettavo, Liza, mia cara ragazza, mia cara discepola».
    Liza entrò e richiuse la porta.
    «I tuoi uomini sono tutti morti. Adesso sei senza difesa», gli disse.
    L’uomo rise di nuovo.
    «Non ho mai contato sui miei uomini», rispose beffardo. «Non ho bisogno di aiuto per sconfiggerti. Non riuscirai mai a debellare la nostra organizzazione».
    Liza avanzò di qualche passo ma poi urtò un ostacolo invisibile.
    «È una speciale barriera composta da plasma. Non lo puoi attraversare neanche tu», spiegò l’alchimista.
    Liza controllò la barriera passandoci le mani. Sembrava vetro, straordinariamente trasparente. Solida, senza fessure, senza aperture né crepe. Impossibile entrare.
    Si distese a terra e poggiò le spalle alla parete di plasma.
    «Ti sei arresa! Voglio assaporare questo momento, prolungarlo il più possibile. Ti sei arresa e per me questo rappresenta una strabiliante vittoria».
    Liza lo guardò con occhi di fuoco, furente. Quell’essere meschino e senza dio non aveva capito niente. Le sue ricerche e i suoi esperimenti lo avevano reso folle. Avido, meschino e folle. Meritava il rogo.
    «Dove si nasconde tuo padre? Nessuno crede alla sua morte accidentale. Dove si nasconde? Perché ha inviato te?», chiese l’uomo con rabbia.
    Liza non rispose. Suo padre era un grande uomo, un grande ricercatore. Avrebbe fatto un grande dono all’umanità.
    «Tu non sai quanto odio ho verso di te e tuo padre. Mi dirai dove si nasconde e lo ucciderò. Nessuna traccia resterà di lui. Nessuna».
    «Ricordi il libro La porta aperta del palazzo chiuso del Re di Ireneo Filalete?» (1), chiese tranquilla Liza.
    «L’ho letto e studiato, ovviamente. Non contiene nessun segreto, nessun vero esperimento e lo sai anche tu».
    «Io mi riferivo al titolo non al testo, non agli esperimenti. In un palazzo chiuso c’è sempre una porta aperta, lo hai dimenticato?».
    Per un attimo l’uomo ebbe una esitazione, un brivido di paura. Poi rise.
    «È uno dei tuoi soliti trucchi. Cosa speri di ottenere? Non c’è nessuna porta in questo involucro speciale. Nessuna porta lasciata aperta. Nessuna crepa nell’involucro. Non potrai mai entrare».
    «Non ho bisogno di entrare. Io sono già dentro», rispose Liza tranquilla.
    L’uomo si alzò sbigottito. Si guardò attorno. Non c’era niente. Era solo. Un trucco, un estremo bluff.
    «Le tue maledette sfere non possono attraversare questa barriera».
    «Io sono già dentro, con te», ripeté Liza.
    Dai capelli dell’uomo si straccò una sfera di pochi micron di diametro. Era stata sempre lì, invisibile, vigile e in attesa. Impossibile scoprirla, eliminarla. La sfera si ingrandì fino a raggiungere il diametro di due centimetri. Poi si allontanò un metro dall’uomo e restò a mezz’aria, in attesa.
    «Sono sempre stata con te. Non ti ho mai lasciato. Io ti uccido in nome dell’umanità. Con te elimino un altro rappresentante di una razza egoista e senza dio. Il rogo sarà la tua punizione».
    Sotto gli occhi atterriti dell’alchimista decine di sfere argentee si staccarono e rotolarono a terra. Rotolarono veloci verso l’uomo, lo raggiunsero, salirono sul suo corpo. L’uomo tentò invano di strapparsele di dosso. Liza diede l’ordine. Piccoli soli si accesero. Alte fiamme. L’alchimista barcollò, agitò le braccia in gesti scomposti, si contorse, cercò di fuggire, percorse pochi passi, urlando cadde al suolo, si rotolò negli spasmi del dolore atroce. Poi tutto finì. Il corpo smise di contorcersi.
    Le sfere continuarono a bruciare. Liza aspettò fino a quando quell’uomo potente non venne ridotto ad un mucchio di ossa carbonizzate.
    Liza aprì la porta. Indisturbata scavalcò mucchi di cadaveri carbonizzati, scese nel cortile. Manovrò l’apertura del grande portone, fece scendere l’antico ponte levatoio. Lo attraversò, uscì dal castello.
    Alle sue spalle, senza nessuna esplosione, il castello si afflosciò come un vecchio e malridotto cartone.

Nota:
1) Ireneo Filalete, alchimista del XVII secolo, autore del celebre Entrata aperta del palazzo chiuso del Re.

***


Dal capitolo CALCINAZIONE
Esperimento di trasmutazione del piombo in oro trasmesso in diretta, per la prima volta in assoluto, da un laboratorio alchemico:

    Quando si accendono le luci - un effetto ben studiato - dal buio emerge il laboratorio.
    «Benvenuti alla prima puntata di “L’alchimia rivelata”», esordisce Vouet.
    È al centro del laboratorio. Alle sue spalle una giovane donna con una maschera sul volto. È vestita normalmente con jeans e maglietta a maniche corte. Non veste panni di sacerdotessa e non indossa nessun paramento particolare. Sembra una semplice valletta pronta a passare la cartelletta al presentatore. Ma non sarà così.
    «Questo laboratorio è stato ricavato facendo abbattere la parete divisoria di due camere contigue», continua Vouet. «Osservate il forno alchemico. È un progetto straordinario, copia fedele di quello descritto in un antichissimo manoscritto arabo. Tre torri circolari in pietra sono state innestate su una costruzione a base rettangolare. Le torri raggiungono il soffitto e funzionano da gole del forno. La base, sempre in pietra, presenta, sul prospetto e sui due lati, piccole e grandi feritoie, di diversa misura e forma, chiuse da sportelli in ferro. Il costruttore non si è fermato solo alla spettacolarità architettonica dell’antico disegno, ma vi ha apportato dei funzionali accorgimenti tecnici. Il segreto del forno sta al suo interno, nelle camere di fusione, nello stretto collegamento dell’intrico dei canali. Per capirlo interamente si dovrebbe smontarlo pezzo per pezzo o studiare il progetto costruttivo. Accostati ai muri, potete vedere dei moderni scaffali a vetri che racchiudono strumenti di lavoro; in altri sono riposti ordinati contenitori di vetro etichettati. Un grande tavolo centrale, di legno massiccio e ricoperto da un panno rosso, è ingombro di mortai, bilance, crogioli di diversa misura, storte e alambicchi. Tutti strumenti che servono all’alchimista. Altri tavoli, più piccoli, vengono utilizzati come piani di lavoro. È la prima volta che le telecamere entrano in un laboratorio d’alchimia. Non è stato facile, credetemi. Ogni alchimista è geloso del proprio laboratorio, del proprio Tempio».
    La telecamera stacca da Vouet e si aggira, per lunghi minuti, a curiosare attentamente fra i tavoli, tra le diverse apparecchiature. La donna, alle spalle di Vouet, resta muta e immobile.
    Vouet continua:
     «Ogni intrusione nel Tempio è considerata un’infamia. Ed è un’infamia ancora più grave lasciar usare da estranei le proprie preziose attrezzature. Ringrazio il mio fratello alchimista che mi ha dato il suo generoso consenso. Ma è arrivato il momento di cominciare l’esperimento. La ragazza eseguirà, sotto le mie precise direttive, determinate operazioni».
    La ragazza sceglie un crogiolo con esagerata attenzione, voltandolo e rivoltandolo fra le mani, studiandone peso e misura. Con mani abili e abituate vi applica una speciale pinza. Dagli scaffali sceglie degli stampi e due barre di piombo. Poggia gli stampi sul tavolo centrale e comincia a rivestire le barre di piombo con cera gialla. Lavora con cura e destrezza, aggiungendo e togliendo la cera fino a raggiungere lo spessore desiderato. Poi poggia le due barre sul piatto della bilancia di precisione e pesa accuratamente, aggiungendo dello zolfo in grani. Si accosta al forno già acceso, riscalda leggermente il crogiolo e poi vi sistema il piombo e lo zolfo.
    «Bisogna attendere che il piombo cominci a fondere», spiega Vouet.
    Un quarto d’ora di attesa e poi la ragazza estrae dalla tasca una piccola busta.
    «La busta contiene un elemento prezioso», spiega Vouet. «È quella che chiamiamo polvere di proiezione. Senza questa polvere tutta l’operazione sarebbe solo una ridicola messinscena. Questa polvere si ottiene solo dopo anni di lavoro incessante, di attesa e di sacrifici. Per questa polvere qualcuno, credetemi sulla parola, arriverebbe anche ad uccidere».
    La ragazza versa un poco della polvere nel crogiolo, lo agita parecchie volte servendosi delle pinze e inizia a mescolare con una lunga bacchetta di ferro. Poi, afferrando con abilità la pinza, prende il crogiolo e versa il contenuto negli stampi.
    Vouet si avvicina al grande tavolo e indica gli stampi.
    «Li dobbiamo lasciar raffreddare».
    Passano parecchi minuti. Poi Vouet apre gli stampi e mostra una delle due barre alla telecamera. È oro quello che è stato ottenuto, non vi sono dubbi. Non vi è più nessuna traccia del piombo. La trasmutazione è avvenuta in diretta.
    Vouet invita un esperto - un noto orafo - ad effettuare un accurato controllo sull’oro per confermare la veridicità dell’ esperimento. L’esperto effettua delle verifiche e conferma. L’operazione è perfettamente riuscita. Le due barre d’oro brillano sul tavolo illuminate dai riflettori.
    Vouet non lascia trasparire nessun entusiasmo. Prende la barra d’oro che l’esperto ha analizzato e la mostra alla telecamera.
    «È oro», dice con voce perfettamente controllata e tranquilla. «È oro quello che abbiamo ottenuto. Peso e valore non interessano. Gli alchimisti sanno bene che la fabbricazione dell’oro - la trasmutazione del metallo vile in metallo nobile - è un’operazione marginale in tutta la ricerca alchemica. L’importante è ottenere la polvere di proiezione, il forte catalizzatore che permette di spingersi ancora più oltre. Non è la ricchezza a cui tendiamo noi alchimisti, credetemi, ma la possibilità di spingerci oltre. A questo primo esperimento ne seguiranno, ben presto, molti altri più complessi e sorprendenti. La trasmissione di stasera è una straordinaria vittoria sulla incredulità dell’arrogante scienza ufficiale che ha sempre relegato nell’ombra e nell’oscurità gli alchimisti. Ma è una verità che può essere rivelata e diffusa?
    Vouet si avvicina alla telecamera. Vuole che il suo viso sia in primo piano.
    «Zosimo definiva gli alchimisti come una razza autonoma, immateriale e senza re. (1) Gli alchimisti non hanno Patria. Il loro dio è l’egoismo. Mai nessun alchimista ha donato all’umanità nessuna delle sue presunte ed importanti scoperte. È questo spietato egoismo che non tollero, questa mancanza di senso del dovere verso l’umanità, questa meschinità e bassezza. Confondono Oratorio e Laboratorio, preghiera e sperimentazione. Li hanno sempre confusi. Il loro dio è personale. “Donare per essere” per loro non ha nessun senso e nessun valore. Non accetto questa Filosofia egoista e spietata. Nessun alchimista ha mai donato qualcosa all’umanità. Ebbene, io voglio farlo. Voglio fare un grande dono all’umanità rivelando l’obiettivo ultimo dell’alchimia. Quello che esiste oltre la fabbricazione dell’oro. Basta con le tenebre e l’oscurità».
    Nel laboratorio le luci si affievoliscono. L’atmosfera diventa irreale. Le parole di Vouet “Basta con le tenebre e l’oscurità” aleggiano ancora nell’aria, sospese, come un monito e, forse, come una speranza.
    Poi le luci si spengono e il laboratorio piomba nel buio più totale. In quel buio Vouet ripete le parole: “Basta con le tenebre e l’oscurità”.
    La trasmissione finisce. Ma un cartello annuncia la tematica della puntata successiva: “Le Nozze Chimiche”.

Nota:
1) Citato da M. Berthelot, Collection des anciens alchimistes grecs, Paris, Steinheil, 1888. (Leur génération est dépourvue de roi, autonome, immatérielle; elle ne recherche rien des corps matériels et corruptibles).

26/11/2015 [Tratto da "L'anelito alchemico" Youcanprint Edizioni 2015]

[Ogni tipo di riproduzione è rigorosamente vietata] copyright Carmelo Coco



1) Fuoco e fiamme sul palcoscenico dell’opera dei pupi.
Fin dove osavano spingersi i pupari palermitani.


   Solamente pochi appassionati conoscono le opere sulla Sicilia (ben tre) di Henry Festing Jones, letterato inglese amico e segretario di Samuel Butler.
   Jones era un vero innamorato dei pupi e dell’opera dei pupi. (1)
   Da Castellinaria and Other Sicilian Diversions - 1911, mai tradotto in italiano -, riportiamo alcuni interessanti riferimenti sui pupi e pupari siciliani (in corsivo traduzione libera).
   Nel suo laboratorio, il puparo palermitano Alessandro Greco, mostra a Jones due padiglioni turchi a cui sta lavorando. Ettorina (2), nella sua pazzia, li avrebbe incendiati durante lo spettacolo.
[…] Nello spettacolo si vede Ettorina mentre raccoglie una grande quantità di legna su un carretto siciliano. Con la scusa di raccogliere legna da ardere per la serata fredda, è uscita dal campo accerchiato dai turchi. Ma Ettorina ha in mente un piano drammatico. Con la legna raccolta penetra nel campo avversario e dà fuoco ai padiglioni dei turchi.
   I padiglioni si incendiano veramente.
   Fiamme vere sul palcoscenico e non effetti di luce!
   Nel campo si crea lo scompiglio. I soldati turchi accorrono ma Ettorina li uccide tutti.

   I pupari palermitani Greco erano abilissimi in queste originali trovate.
   "Nella piccola serata ballabile" (3), dopo il passo a due tra Miss Ella e Monsieur Canguiù, veniva il turno del Gran Turco fumatore di pipa accompagnato da Pasquino: mentre il Turco era intento nel ballo, Pasquino prendeva una candela accesa. Il Turco accendeva la pipa con la fiamma della candela e sbuffava fumo vero dalla bocca. Dopo, Pasquino spegneva la candela e si metteva a ballare con il Turco.
   Uno spasso. Un gran divertimento per il pubblico.

Note:
1) Vedi anche "I pupi siciliani nella Letteratura, nel Teatro, nel Cinema, nella Tv e nella Musica" Screenpress edizioni, 2012.
2) Ettorina era la figlia di Cladinoro. Uscì di senno per amore di un cavaliere errante, Ruggiero Persiano, nipote di Rinaldo. Nelle opere di cavalleria ci sono diversi episodi di questa “pazzia di Orlando” al femminile. E sono così belli che meritano di essere adattati per uno spettacolo dei pupi.
3) Da Diversions in Sicily del 1909.


   Il 7 ottobre 2011 è entrato in vigore il nuovo regolamento di prevenzione incendi (D.P.R. 1 agosto 2011, n. 151), sui “locali di pubblico spettacolo”. Quanta differenza con le norme in vigore ai primi del Novecento relative ai teatri!
   Oggi, inserire il fuoco in uno spettacolo è diventato molto complicato e pericoloso. Il fuoco è stato sostituito dagli effetti speciali.
   Il cavaliere San Giorgio, ad esempio, combatte contro un drago che non erutta fiamme ma fasci di luce!
   Ma è ancora possibile - con le dovute cautele e accorgimenti del caso - portare le fiamme sul palcoscenico di un teatro? E’ ancora possibile “osare”? Ecco un breve e divertente spettacolo, scritto appositamente per portare fuoco e fumo sul palcoscenico. Un piccolo giallo che anche il pubblico in sala potrà tentare di risolvere mettendo insieme tutti gli elementi utili che vengono svelati, un poco alla volta, dagli attori/pupi sul palcoscenico.

2) Fuoco e fumo sul palcoscenico dell’opera dei pupi.
Fin dove possono osare gli scrittori di spettacoli
per il Teatro dei pupi siciliani.


Una indagine di Sherlock Holmes.
Una serata gialla con i pupi siciliani. (1)

Personaggi:
- Sherlock Holmes;
- Ispettore Lestrade;
- Agente Pep (il nostro Peppininu).

Apertura sipario. Scena prima.
Fondale: interno della casa di Holmes nel Sussex. Studio.

Il parlatore:
Siamo nel 1947, nella casa di Sherlock Holmes nel Sussex. Holmes ha quasi novanta anni ed è in pensione. Passa il tempo allevando le api. L’ispettore Lestrade è giunto da Londra per parlargli.

Lestrade:
Suvvia, Holmes.

Holmes:
L’aiuterei volentieri, ispettore Lestrade. Ma ormai mi sono ritirato, ho quasi novanta anni e devo pensare alle mie api. E, poi, il dottor Watson, non riesce più a camminare e non si sposta più da Londra.

Lestrade:
Le affiancherò un agente investigativo, uno dei migliori bobby londinesi. E’ di origine italiana e possiede una grande “spirtizza siciliana”.

Holmes:
What?

Lestrade:
Giusto, lei non capisce la parola siciliana “spirtizza”. Lei, Holmes, la chiamerebbe dote investigativa, spirito d’osservazione, fiuto, intuito poliziesco ...

Holmes:
Basta, basta, Lestrade. Le farò questo favore, l’aiuterò nelle indagini. Mi riassuma il caso e non tralasci nemmeno il più piccolo indizio. Anche se non c’è nulla che valga indizi di prima mano. (2)

Lestrade:
Il conte Brain è stato un noto produttore cinematografico e un grande collezionista di monete antiche.

Holmes:
E’ stato ... Arguisco che sia morto e … state indagando sul suo omicidio!

Lestrade:
Esatto, Holmes. Non le sfugge proprio nulla. Il conte aveva l’abitudine, ogni sera, di farsi portare nello studio un brandy dal cameriere. Dopo averlo congedato, chiudeva la porta a chiave, e solo allora apriva la cassaforte, prendeva le preziose monete della sua collezione, si sedeva alla scrivania e si metteva a studiarle e catalogarle. Era un abitudinario, insomma. L’assassino sapeva certamente di questa abitudine serale del conte. Ha aspettato che il cameriere andasse a riposare, ha forzato facilmente la porta ed è entrato. Ma per sua sfortuna, quella sera, il conte non aveva ancora aperto la cassaforte. Vistosi scoperto, e per evitare che il conte chiamasse in aiuto la servitù, l’ha ucciso.

Holmes:
Avrete, certamente, interrogato tutta la servitù.

Lestrade:
Certamente, Holmes Tutti tranne uno, il maggiordomo che risulta scomparso. E’ l’unico sospettato. Questione di qualche giorno e sarà catturato.

Holmes:
Dal punto di vista investigativo il caso, allora, è già risolto. Perché vuole il mio aiuto, Lestrade?

Chiusura sipario.

Apertura sipario. Scena seconda.
Fondale: Villa del conte Brain. Studio.

Sul palcoscenico: un tavolo con un libro, scatola di sigari, diverse scatole di fiammiferi. Sulla parete una cassaforte. Nello studio ci sono Holmes, Lestrade e l’agente Pep (indossa la divisa e il caratteristico copricapo della polizia inglese).

Il parlatore:
Alcune ore dopo nella villa del conte Brain, Holmes indaga.

Holmes (indicando a terra, al centro della stanza, il segno in gesso che contornava il cadavere del povero conte):
La vittima è stata uccisa qui. C’è ancora il segno in gesso.
(Holmes si avvicina alla scrivania).
Prenda appunti, agente Pep. Sulla scrivania del conte c’è un libro aperto a pagina 22, una scatola di sigari, delle scatole di fiammiferi. Doveva essere un fumatore accanito. Ci sono scatole e scatole di fiammiferi della Bryant & May.

Agente Pep:
E’ una famosa casa londinese. Nel 1899 ha sponsorizzato il primo film d’animazione diretto da Melbourne Cooper e intitolato Matches: An Appeal. E’ un film divertente e ha fatto ridere moltissima gente. Nel film, una di queste scatole di fiammiferi si apre da sola. Fuoriescono alcuni fiammiferi che formano due omini stilizzati, come nei disegni dei bambini. Altri fiammiferi formano una impalcatura mobile. Uno degli omini vi sale sopra mentre l’altro la regge e la sposta. L’omino sull’impalcatura, servendosi di un fiammifero come pennello, scrive sullo schermo uno slogan per invitare il pubblico a sostenere economicamente le truppe al fronte nella seconda guerra anglo- boera. Lei, Mr. Holmes, non ha partecipato a questa guerra? (3) Non dimentichiamoci che anche il conte era un produttore cinematografico.

Holmes:
Interessante, non lo sapevo. Come fa a conoscere questi retroscena sulla Bryant & May?

Agente Pep:
Sono un appassionato del teatro delle marionette e della loro storia.

Holmes:
Sono ottimi, comunque, questi fiammiferi per accendere la pipa. E la mia, ormai, comincia a spegnersi molte volte.

Il parlatore:
Holmes riaccende la pipa servendosi di un altro fiammifero preso dalla scatola sul tavolo.

Holmes:
Riprendiamo l’osservazione degli altri elementi. Prenda appunti, agente Pep. Il conte stava leggendo questo libro ma è stato sorpreso dall’assassino. Si è alzato per suonare il campanello e chiamare la servitù ma è stato colpito prima. E la cassaforte è ancora chiusa … devo riaccendere la pipa, mi si è spenta.

Il parlatore:
Holmes accende nuovamente la pipa servendosi dei fiammiferi sul tavolo dello studio.

Lestrade:
Mi sono informato con il costruttore della cassaforte. Il conte, a quanto pare, era debole di memoria. Per facilitarsi le cose si è fatto costruire un dispositivo di apertura della cassaforte su precise istruzioni: due cilindri di sole lettere, niente numeri. Sei lettere al primo e tre al secondo.

Holmes:
Allora, il quesito è: le monete sono ancora nella cassaforte? Prenda nota, agente Pep. Cassaforte di marca americana, a doppio cilindro, il primo con sole lettere, il secondo con sole … lettere. Le preziose monete sono ancora al sicuro. Ci scommetterei. Il quesito è: come riuscire ad aprire la cassaforte senza conoscere la giusta combinazione?

Agente Pep:
Mister Holmes, ha notato questi segni e graffi sullo sportello della cassaforte? L’assassino deve aver tentato di forzarla e quindi il contenuto ...

Holmes:
Elementare, agente Pep. Ho subito notato quei graffi, una prova evidente di un maldestro tentativo di aprire la cassaforte da parte dell’assassino.

Agente Pep:
Sintissi, cumpari Holmes, v’assicuru, haju truvatu ‘a soluziuni di lu prublema.

Holmes (con sarcasmo):
Con il suo raffinato inglese di Oxford non mi ha fatto capire una sola parola. Ma che lingua ancora parlate, laggiù, nel profondo sud dell’Europa?

Agente Pep:
Excuse me, Ser. Problem solved. Io credo di aver trovato la soluzione …

Holmes (interrompendolo):
Lei, agente Pep, crede di aver trovato la soluzione? Non c’era nessun bisogno, allora, di disturbare due menti raffinate come la mia e quella dell’ispettore Lestrade di Scotland Yard! Quanti casi ha finora risolto, agente Pep? Ha mai lavorato ad un caso così complesso? La prova principale della vera grandezza di un uomo consiste nella percezione della propria piccolezza, non lo dimentichi. Lei quanto è alto? Il conte era debole di memoria e, certamente, deve avere annotato la combinazione da qualche parte. Bene, dobbiamo cercare una serie di lettere e … lettere. In questo libro lasciato sul tavolo!

Il parlatore:
Passano le ore. Holmes scruta nel libro e accende più volte la sua pipa servendosi dei fiammiferi del conte lasciati sul tavolo.

Lestrade:
Abbiamo già interpellato la casa costruttrice della cassaforte. Manderanno un esperto ma solo fra due settimane.

Agente Pep:
Scusi, Mister Holmes, credo veramente di aver trovato la soluzione.

Holmes:
Me l’ha già riferito ore fa. Non vede che sto riflettendo per arrivare rapidamente alla conclusione delle indagini? Dobbiamo analizzare il libro che il conte stava leggendo, cercare parole cerchiate o sottolineate. In questo libro troveremo la combinazione che aprirà la cassaforte. Il conte era debole di memoria e aveva certamente appuntato la combinazione su questo libro. Per questo ha tardato ad aprire la cassaforte. Cercava la combinazione, ma non ricordava in quale pagina l’aveva annotata. Sono proprio le soluzioni più semplici quelle a cui di solito non si dà importanza e che, in genere, finiscono con l’essere trascurate.

Agente Pep (tra sé):
Indubbiamente il fumo ottenebra il cervello.

Lestrade:
Geniale, Holmes. La combinazione scritta all’interno di un libro. Chi poteva pensarci?

Agente Pep (si avvicina a Holmes e gli sussurra):
Mister Holmes, ehm ... posso dirle una parola? Dunque, Mister Holmes, io ho pensato ... bla, bla … Il conte, quella sera, stava semplicemente leggendo un libro. Non aveva nessuna intenzione di occuparsi delle monete. La combinazione ... bla, bla ...

Holmes:
Ma è ovvio, agente Pep. Ero giunto alla medesima conclusione e molto prima di voi. Vi ho messo alla prova. Bryant & May, certo, ecco le due parole della combinazione e proprio di sei lettere la prima e tre la seconda. Ecco svelata la combinazione. Come stavo per dire, una volta eliminato l’impossibile, quello che rimane, per improbabile che sia, dev’essere la verità. Agente Pep, vuole provarla? Nel cilindro superiore imposti Bryant in quello inferiore May.

Lestrade:
Geniale, Holmes, chi poteva pensarci? Bravo, Holmes. Avevamo la soluzione costantemente sotto gli occhi. E lei ha acceso più volte la pipa proprio con quei fiammiferi. E’ proprio vero: il miglior modo di nascondere qualcosa di prezioso è di tenerla sempre bene in vista.

Agente Pep:
La combinazione è esatta. Ho aperto la cassaforte. Le monete sono al loro posto. Non manca nulla.

Lestrade:
Congratulazioni, Holmes. Nonostante la vostra età non avete minimamente perso il vostro proverbiale fiuto investigativo.

Holmes (al centro della stanza e calpestando la traccia in gesso del cadavere del conte):
Solamente un paio d’ore di lavoro e di deduzioni. Uno dei casi più semplici a cui ho lavorato.

FINE


    Note:
1) Un altro spettacolo per l'opera dei pupi con Sherlock Holmes e l’agente Pep si trova nel libro “Nuovo repertorio per l’opera dei pupi – Vol. 2”, youcanprint, 2013.
2) Tutte le frasi di Holmes in corsivo sono tratte dai racconti di A. C. Doyle su Sherlock Holmes e liberamente tradotte dall’inglese dall’autore.
3) Conan Doyle partecipò alla seconda guerra anglo- boera come corrispondente di guerra.



   Chiaramente non ci sarà nessun vero fuoco sul palcoscenico. Nessuna irriverente imitazione delle ingegnose trovate dei Greco.
   Il fuoco dei fiammiferi e il fumo della pipa calabash di Holmes sono ottenuti con dei semplici trucchi di magia spicciola, così come se ne trovano a centinaia su youtube.

Carmelo Coco, 05/06/2015

Il pupo Orlando a Roma,
ovvero
il lavoro creativo del paladino Orlando



    I turisti che visitano il Colosseo amano farsi fotografare assieme ai centurioni romani, figuranti e attori con armatura e gladio; e amano scattare foto durante la simulazione di combattimenti. Qualche volta è il turista stesso che sfida il centurione a duello (le spade sono di plastica o di legno) facendosi riprendere dagli amici.
    Un lavoro al quale si sono adattate molte persone per poter mantenere la famiglia. Un lavoro creativo che merita una regolarizzazione e regolamentazione da parte del Comune.
    Ma, a ben conoscere Roma, esistono altri posti dove è possibile, dopo aver chiesto e ottenuto i relativi permessi, adattarsi a lavorare in maniera creativa - da vero teatrante -.
    Parlo del “Vicolo della spada di Orlando” da me messo in rilievo e fatto conoscere nel libro “Gita sul Tevre - Tre uomini su un barcone in compagnia di un cane non proprio di razza” (youcanprint, 2013).
    Orlando, il grande paladino di Francia, nei suoi itinerari eroici, passò anche da Roma.


    Nel vicolo, nei pressi del Pantheon, si trova il troncone di una grande colonna. Si crede sia stata tagliata con la Durlindana, la spada del Paladino Orlando. La colonna, circa 1,7 m. di diametro per un’altezza presunta di 15 m., faceva parte del Tempio di Matidia, suocera dell’imperatore Adriano.

    L’attore, vestito come il paladino Orlando, con la Durlindana sguainata, muovendosi come un pupo siciliano, si posizionerà all’imbocco del “Vicolo della spada di Orlando” per attirare curiosi e turisti. Preventivamente avrà preparato la scena teatrale posizionando, sotto il nome della via, una lapide multilingue in cartone (temporanea, da rimuovere a fine lavoro).
    Su dei cavalletti posizionerà, come anticamente si faceva, dei cartelloni con le scene della vita e delle imprese di Orlando.
    Muovendosi come un pupo siciliano parlerà ai turisti del paladino Orlando, della sua fedeltà a Carlomagno, del suo amore per la bella Angelica, della sua pazzia, etc… Narrerà il passaggio di Orlando da Roma alla ricerca di Angelica, del suo combattimento con il cavaliere romano. Poi simulerà il taglio della colonna.
    Gli scatti sono assicurati. E anche le relative mance!

Ecco il divertente testo che consiglio per la lapide (tratto dal libro “Gita sul Tevere - Tre uomini su un barcone in compagnia di un cane non proprio di razza”):

 Da qui passò il conte Orlando, valente   paladino di Francia. Venne a zuffa con un   cavaliere romano e, con un potente fendente   della sua famosa Durlindana, tagliò in più   pezzi la colonna marmorea di un antico   tempio romano.

 Ecco il dialogo tra i due:

 Orlando: «Sono franco, cavaliere paladino».
 Il cavaliere romano: «Anch’io mi chiamo   Franco e anch’io sono cavaliere Palatino».

 Irritato dalla burla, Orlando estrasse la sua   Durlindana e menò dei fendenti poderosi,   tagliando una delle colonne del tempio.

 I due cavalieri, poi, si chiarirono e andarono   a bere assieme, come grandi amici, in una   bettola vicina.


    Chiaramente, in questo caso, ci potrà essere un solo Pupo siciliano, un solo Orlando. Un solo vero teatrante. Ma se si aggregasse anche una bella Angelica ...


Carmelo Coco 27/05/2015

L’incredibile congegno che permette di viaggiare all’interno dei libri





   E’ uscito l’originale libro “L’incredibile congegno che permette di viaggiare all’interno dei libri” (youcanprint Edizioni, 2015). Già disponibile nei seguenti bookstores Amazon, LaFeltrinelli, ibs, Mondadori, etc. E, fra una settimana, anche in e-book (in formato pdf, mobi, epub).

   La costruzione di uno straordinario congegno permette di viaggiare all’interno dei libri. Per aiutare i personaggi dei romanzi, per rimediare alle ingiustizie lettereraie.

I primi interessanti viaggi sono:

- PRIMO VIAGGIO: Dentro il libro Orlandino di P. Aretino.
In difesa dei paladini di Francia (Un libello contro le meschine offese dell’Aretino sui Paladini di Francia).

- SECONDO VIAGGIO: Dentro i libri Isle Sonante di F. Rabelais e l’Adone di G. B. Marino.
Scacco matto al cavalier Giambattista Marino plagiatore di François Rabelais (Per rimediare al plagio letterario di Marino ai danni di Rabelais).

- TERZO VIAGGIO: Dentro il libro Die Nachtwachen des Bonaventura di E. A. F. Klingemann.
Il diciassettesimo Notturno (Per assegnare - anche se tardivamente - l’Eternità e l’Immortalità ad un capolavoro della Letteratura mondiale).

- QUARTO VIAGGIO: Dentro il libro Mirifiques aventures de Maitre Antifer di J. Verne.
L’imbroglio del minerale antiferro, ovvero il recupero del tesoro dell’isola Ferdinandea-Julia-Graham (Con un astuto inganno viene recuperato l’enorme tesoro di Kamylk Pasha prima dell’affondamento dell’isola).

Dalla premessa:
   Da ragazzo sognavo di aiutare i personaggi dei romanzi.
   Volevo aiutare Simone (1) a trovare una fidanzata; volevo impedire che Kirylo Sidorovitch Razumov (2) denunciasse Haldin rovinando la propria vita; volevo impedire che Lafcadio Wluiki (3) commettesse un omicidio.
   Pensavo anche di scrivere un romanzo nel quale il protagonista avesse la possibilità di viaggiare attraverso la Letteratura, dentro i libri; che avesse la concreta possibilità di compiere veramente queste azioni di salvataggio.
   Fantasie adolescenziali. Sogni di ragazzo imbevuto di mille letture.
   Passarono gli anni ma l’idea non mi abbandonò mai. Ritornava prepotente ed ossessiva.
   Formule, equazioni, mille volte scritte e mille volte cancellate.
   Esisteva davvero la possibilità di spingersi oltre, oltrepassando barriere fisiche e confini mentali, spazio e tempo?
   Solo dopo lunghi anni di severi studi e continui esperimenti, sfruttando le mie conoscenze di Fisica e Meccanica, riuscii a costruire uno straordinario congegno capace di viaggiare all’interno dei libri.
   Fu così che mi trasformai in un viaggiatore nella Letteratura di ogni epoca. Per aiutare i personaggi dei romanzi, per rimediare alle ingiustizie dei libri.
    Cominciamo i viaggi.

Note:
1) Il protagonista del libro di Jean Giraudoux Simon, le patétique (Simone il patetico).
2) Il protagonista di Under Western Eyes (Sotto gli occhi dell’Occidente) di Joseph Conrad.
3) Il protagonista di Les caves du Vatican (I sotterranei del Vaticano) di André Gide.

22/04/2015

La poesia “L’isola dei Poeti” di Giovanni Pascoli
in dialetto siciliano al teatro dell’opera dei pupi



































[Il “Teatro Foto Fumetto” è tratto dallo spettacolo “Recital poetico” – “Nuovo repertorio per l’opera dei pupi” – Vol. 2 – Youcanprint Edizioni, 2013].

    Considero la poesia “L’isola dei Poeti” di Pascoli come il più bell’omaggio poetico alla nostra bella terra, la Sicilia.
    La traduzione in siciliano, ben riuscita ed apprezzata, la rende ancora più nostra.
    Bisogna farla conoscere ancora di più!
    Facciamo suonare di nuovo queste nostre sampogne!
    Ricordo che Pascoli soggiornò in Sicilia negli anni 1898-1903 quando era Professore di greco e latino all’Università di Messina dove, come prima lezione, lesse la prolusione “Iter Siculun” (= viaggio siciliano = Jù arruvai unni arriva cu sogna!).

Carmelo Coco - 25/11/2014

La collezione di conchiglie del Principe Biscari
al British Museum di Londra


   Peppininu e Carmiluzzu passeggiano per le vie di Catania e discutono sui libri di cavalleria, sui paladini di Francia, sui poemi eroici.
   «Ci sono ancora molte cose da studiare e investigare», afferma con convinzione Carmiluzzu. «A poco a poco stanno emergendo. La verità emerge sempre».
   «Per esempio? », domanda curioso Peppininu.
   «Certamente non hai mai letto La Chanson de Roland scritta nell’ XI secolo, la più famosa chanson de geste del ciclo carolingio. Ma conosci bene la storia dei paladini e la rotta di Roncisvalle, tante volte riproposta nell’opera dei pupi siciliani».
   «Eh sì, per lungo tempo ho anche fatto lo scudiero ad Orlando e Rinaldo. E lo stalliere. Quante volte ho strigliato Vegliantino e Baiardo! Ma non ho mai letto quel libro che menzioni».
   «Ancora oggi gli storici discutono sull’annoso problema: sono stati i Baschi o i Saraceni a sconfiggere i paladini a Roncisvalle? Forse i nostri disegnatori di cartelli hanno già dato la risposta giusta e logica: Baschi e Saraceni insieme! Così, infatti, risulta raffigurato in alcuni cartelli: per esempio, in quello del Maestro Chines intitolato Roncisvalle. Francesi e Saraceni combattono tra di loro mentre i Baschi lanciano pietre dalle colline contro i paladini e i loro compagni. (1) Tu che frequenti assiduamente il teatro dell’opera dei pupi, ricordi qualche spettacolo nel quale si sia adottata questa soluzione?».
   «Non mi pare. Mi sembra interessante, però. Voglio proporla a qualche puparo. Come realizzazione non dovrebbe essere difficile: massi di cartapesta. Avrebbe un bell’effetto scenico. Massi che rotolano dall’alto e paladini che cadono a terra una volta colpiti. Una bella idea. Tanto, i combattimenti con i saraceni ci saranno sempre! Quanti paladini sono morti in quella disgraziata valle. E i più amati, Orlando, Oliviero. Che grandi amici! E sarebbero diventati anche cognati».
   «Non credo. Anche se si fossero salvati, dubito fortemente che Orlando avrebbe sposato Aldabella, la sorella di Oliviero».
   «Come, come, aveva forse un’altra donna? Tu parli forse della pazzia di Orlando, del suo folle amore per la bella Angelica?».
   «No. Pochi appassionati conoscono veramente bene la Chan-son de Roland. Quanti ricordano la terribile risposta di Oliviero ad Orlando?».
   «Una terribile risposta? Non è possibile, erano amiconi, quasi fratelli».
   «Cito a memoria e traduco liberamente dalla Lassa CXXX de La Chanson de Roland. È il momento in cui, finalmente, Orlando decide di suonare il corno. Ecco la terribile risposta di Oliviero: “Non è da prode. Quando vi pregai di farlo, non accettaste il mio consiglio. Se fosse giunto il Re non avremmo avuto tante morti. Giuro sulla mia barba: se mai rivedrò Alda, la mia dolce sorella, le impedirò di sposarvi. La colpa è stata vostra, amico mio. Avete confuso il valore con la superbia. I nostri cavalieri sono morti per la vostra leggerezza. Le nostre spade non potranno più servire il nostro Re. Se aveste ascoltato il mio consiglio, il nostro Re sarebbe accorso in tempo e avremmo vinto questa battaglia. Avremmo ucciso o fatto prigioniero il re Marsilio. Il vostro valore, Orlando, è stata la nostra disgrazia! … Voi morirete e la Francia ne riceverà un’onta. Oggi la nostra amicizia ha termine”».
   A Pep viene quasi da piangere. La morte di Oliviero ha sempre suscitato grande emozione e commozione durante gli spettacoli del teatro dei pupi.
   Dall’altro marciapiede, una persona attira la loro attenzione.
   «Excuse me, sirs», grida.
   «Un forestiero. Si sta rivolgendo a noi. Forse ha perduto la strada», dice Pep che ha smaltito la commozione.
   «Forse ha semplicemente smarrito il suo baedeker».
   «Un ba … che cosa?».
   «Una guida stampata. Gli inglesi non viaggiano mai senza».
   Il forestiero, intanto, li ha raggiunti.
   «Excuse me, sirs. Sono un turista inglese ma parlo bene l’italiano. Volevo farvi alcune domande sulla città».
   «Non ha il suo baedeker?», domanda Carmiluzzu.
   «Oh, quello è roba d’altri tempi. I miei compatrioti nell’ Otto-cento lo usavano sempre. Io avevo tutto memorizzato nel mio Ipad ma, malauguratamente, ha smesso di funzionare e mi sono trovato senza nessuna guida e informazione utile».
   «Sì, ho capito. Cosa le interressa visitare, monumenti, chiese, musei?».
   «Musei. Voi ne avete uno come il British di Londra? Noi abbiamo il British Museum a Londra. Lo avete mai visitato, Sir?».
   «No, sono stato solamente a Les Invalides (2) a Parigi».
   «Ma non è la stessa cosa, Sir. Al British Museum non ci sono solo raccolte di armi e armature ma vastissime collezioni di reperti greci, romani ed egizi, la stele di Rosetta, le celebri mummie egizie, l’immensa biblioteca di libri del Re Giorgio III, gioielli di tutte le epoche, monete, conchiglie, etc,. etc. Qui a Catania avete un museo come quello di Londra, famoso in tutto il mondo?».
   Peppininu sussurra a Carmiluzzu: «Quest’inglese vuole forse offendere?».
   «Calma, Pep», gli risponde Carmiluzzu. E, poi, all’inglese:
   «Spiacente Mister, in città non abbiamo niente di paragona-bile al British. Non abbiamo un solo museo ma diversi. Per cominciare la Casa Museo Giovanni Verga dove visse il celebre scrittore catanese. All’interno della grande casa ci sono ancora i mobili e i quadri, i libri amati dallo scrittore - una ricchissima biblioteca di oltre 2.500 volumi -, alcuni suoi manoscritti, molti oggetti personali. La lapide a sua memoria, fatta apporre dal Municipio di Catania, recita: In questa casa nacque e morì Giovanni Verga. Qui formò il suo mondo e lo concluse nell’immortale potenza dell’arte. L’ ingresso è gratuito».
   «Ricordo un titolo di questo autore …».
   «I Malavoglia», interviene Pep suggerendo.
   «No, ha un titolo inglese, ovviamente. Under the Shadow of Etna: Sicilian Stories».
   «Sotto l’ombra dell’Etna: Storie siciliane», traduce immediatamente Carmiluzzu. E aggiunge: «Bel titolo. Mi ricorda Under the Volcan del vostro Malcom Lowry».
   «Sì, tutti conoscono l’Etna, il vostro vulcano», risponde l’inglese senza capire. «Il libro, comunque, è una edizione illustrata stampata a Boston nel 1895. Contiene una delle prime traduzioni della Rustic Chilvary. Sa, il duello a colpi di coltello ... Andrò certamente a visitarlo».
   «Continuiamo con i musei. Un altro, il Museo Civico Belliniano, è intitolato ad un altro grandissimo catanese, il musicista Vincenzo Bellini, noto in tutto il mondo».
   Pep comincia a fischiettare la bella cantata Malinconia, ninfa gentile. (3)
   «La casa natale del musicista», continua Carmiluzzu «contiene un antico clavicembalo, un’antica spinetta, manoscritti, quadri, pagine musicali, il busto e la maschera funebre del grande musicista. E i ritratti delle bellissime donne da lui amate. L’ingresso è gratuito».
   «Conosco di fama il musicista anche se non frequento i teatri lirici. Mia madre, che è appassionata di lirica, ha i dischi delle sue opere. Visiterò certamente la sua casa e cercherò di portare un bel souvenir a mia madre».
   «Andiamo avanti nell’ elenco dei musei catanesi. All’interno del maestoso Castel Ursino, fatto erigere da Federico II di Svevia nel XIII secolo, si può visitare il Museo Civico. Vi sono ospitate le collezioni settecentesche del Principe Biscari e quelle del convento dei Benedettini, una ricchissima collezione epigrafica, sculture greche e romane, una statua di Ercole, mosaici, vasi. Il Museo possiede anche un bel dipinto del grande pittore del Quattrocento Beato Angelico. L’ ingresso è gratuito».
   «Lo visiterò certamente».
   «Continuiamo».
   «Ancora?», esclama con stupore il forestiero.
   «Il Museo di Paleontologia, all’interno della Facoltà di Scienze della Terra, possiede una vasta raccolta di fossili siciliani. In una delle sale potrà ammirare lo scheletro fossile di un Elephas falconeri, un elefante nano tipico di alcune isole del Mediterraneo: Sicilia, Creta, Malta. Misurava appena 90 cm. di altezza».
   «Lo scheletro del nostro Liotru? Oltre ad averlo eretto in piazza Duomo, oltre ad averlo nello stemma, abbiamo anche il suo scheletro?» chiede Pep sbalordito.



   «Lo visiterò certamente».
   «L’erbario del Museo di Botanica dell’ Università conserva una raccolta di più di 150.000 esemplari di piante essiccate, raccolte non solo in Sicilia ma nel mondo intero. Si trova all’interno dell’Orto Botanico, una estensione di circa 16.000 mq. di verde con piante esotiche, piante siciliane, - specialmente palme -, e piante acquatiche».
   «Quante meraviglie a Catania!», esclama entusiasta il turista.
   «Conosce i pupi siciliani? Visiti il Primo Museo dei Pupi Siciliani di Catania Nino Insanguine. Resterà abbagliato e incantato dai colori, dalla perfezione delle armature, dalla bellezza dei pupi esposti. Un grande letterato del suo Paese, Henry Festing Jones, ha scritto diversi libri sulla Sicilia, lasciando resoconti, descrizioni del pupi del primo Novecento. (4) Era innamorato dei pupi siciliani e, quando veniva in Sicilia, era un assiduo frequentatore dei teatri di Catania, Palermo, Trapani».
   «Conosco i pupi, li ho visti in uno spettacolo a Londra ai magazzini Arrods. Ne ho anche comprati due, Orlando e la moglie, Angelica».
   Carmiluzzu e Peppininu ridono.
   «Angelica non è la moglie di Orlando», precisa Carmiluzzu. «Il paladino amava una dama di nome Aldabella che morì di crepacuore all’annuncio della morte del paladino a Roncisvalle».
   «Quante meraviglie a Catania!».
   «Se si trattiene qualche giorno in più in vacanza, potrà visitare altri musei in provincia. Sono facilmente raggiungibili in pullman: il Museo Civico del Castello Normanno di Aci Castello; il Museo Archeologico di Adrano; il Museo Regionale della Ceramica di Caltagirone; il Museo Luigi Capuana di Mineo; il Museo delle conchiglie Franco Marescotti di Valverde; la ducea di Nelson a Bronte, etc., etc, etc.», conclude Carmiluzzu.
   «Vi ringrazio per la vostra squisita ospitalità. Se gentilmente mi può annotare i titoli dei libri di Jones e … tutti i posti che devo visitare. Una volta tornato in Inghilterra farò un resoconto di questo mio viaggio».
   «Ripensando al suo British Museum e alle conchiglie Mediterranee … forse può aiutarmi in una mia ricerca. Mi aspetti un momento, vado in una libreria qui vicino. Voglio farle omaggio di un mio libro. Pep, fai compagnia al nostro ospite. Parlagli dei pupi siciliani, dei tuoi spettacoli, del tuo incontro con Don Chisciotte». (5)
   Carmiluzzu ritorna poco dopo con un libro. Lo sfoglia velocemente.
   «Ecco il punto che riguarda questa mia ricerca sulle conchiglie. Glielo leggo. Nella Descrizione del museo d’antiquaria e del gabinetto d’istoria naturale del signor principe di Biscari dell’abate e accademico fiorentino Domenico Sestini (6), si fa cenno ad una donazione (uno studiolo molto ricco di Conchiglie, produzioni di questi mari) fatta dal Principe Biscari al cavaliere inglese Thomas Hollis. Hollis non tenne il dono per sé ma per maggiormente conservare la memoria del donatore, e del dono, stimò proprio trasmetterlo al Museo Britannico. Ecco il testo del biglietto scritto da Thomas Hollis al museo, come appuntato nel libro di Sestini: Tommaso Hollis, è ansioso di aver l’ onore di presentare al Museo Britannico una raccolta di Conchiglie, che gli è stata mandata dal Signor Principe di Biscari di Catania nella Isola di Sicilia, unita ad un Medaglione di quel compitissimo, ed egregio Principe. Egli è un gran Protettore per i Viaggianti delle nostre tre Nazioni, e per tutti gli uomini dotti, e intelligenti. Gall. Mall. 29. Agosto 1766. Il museo britannico rispose lo stesso giorno nella persona del suo segretario Naton. Ecco il testo del biglietto come lo annota il Sestini: Vengo comandato dall’esistente Società del Museo Britannico di significarvi, che ha ricevuto il prezioso, e stimabile presente della Medaglia del Signor Principe di Biscari, e del Gabinetto di Conchiglie, che vi siete compiaciuto mandarle, e di ringraziarvi da parte sua per le medesime».
   Carmiluzzu chiude il libro e continua: «Nessuna nota di questa donazione del Biscari è riportata nel sito del British Museum alla voce “Collections history”. C’è solo un breve cenno alle donazioni fatte da Thomas Hollis nel 1757. Glielo leggo».
   Carmiluzzu riapre il libro, cerca il punto che gli interessa. Legge:
   «In 1757, for example, Thomas Hollis presented a number of small Classical busts and inscriptions, followed by other gifts».
   Carmiluzzu chiude il libro e interroga il suo interlocutore:
   «Mi chiedo: è ancora possibile rintracciare, tra le collezioni di medaglie e di conchiglie del British Museum, quelle donate dal Biscari ad Hollis e da questi consegnate al museo londinese?».
   «Interessante. Un piccolo giallo, un piccolo mistero. Noi inglesi siamo molto appassionati ai misteri, ai gialli».
   «Mi aiuterà a risolverlo?».
   «Alla prima occasione mi recherò al British Museum a cercare quelle conchiglie e quel medaglione. Domanderò della donazione Hollis. La informerò tempestivamente. Se mi autorizza, farò una traduzione del suo articolo per inserirla su alcuni siti inglesi. Per far conoscere al pubblico questo piccolo giallo. Forse sarà possibile rintracciare la collezione del Principe Biscari».
   «Grazie. Pubblicherò la sua risposta nel mio sito con il giusto rilievo e la giusta importanza. Sarebbe un grande onore e un privilegio per la mia città se il medaglione e la collezione di conchiglie, una volta rintracciate, fossero esposte con una targa esplicativa a ricordo dell’avvenimento “dono di Don Ignazio Paternò Castello Principe di Biscari e Patrizio della illustre città di Catania in Sicilia. - 1766 -”. E, chiaramente, un più ampio ragguaglio sul sito del British alla voce “Collections history”. Le ricordo che moltissimi viaggiatori venivano in Sicilia espressamente per visitare il ricchissimo, e celebrato in tutta Europa, Museo del Principe Biscari. Lo troverà, certamente ben segnalato, negli antichi baedekers inglesi. Il Museo fu visitato dallo scienziato scozzese Patrick Brydone, da Goethe e dall’egittologo Dominique Vivant, tra gli altri. Biscari fu membro di numerose Accademie italiane ed estere. La prestigiosa Society of Antiquaries, oggi con sede a Piccadilly, Londra, per esempio. Ma adesso è quasi mezzogiorno. Comincerà la sua visita ai musei nel pomeriggio. Mi permetta di invitarla a pranzo e farle gustare alcuni piatti tipici siciliani e farle assaggiare alcune nostre specialità di pasticceria. Tra un piatto e l’altro appunterò su una pagina bianca del mio libro i testi di Jones e gli indirizzi dei musei catanesi da visitare. E, naturalmente, la mia e-mail privata».
   I tre si avviano.
   Peppininu pensa: «Sentir parlare di conchiglie mi ha messo una grande fame. Ma io penso ai nostri prelibati frutti di mare e non ai gusci vuoti delle conchiglie! Solo un assaggio? Mi voglio abbuffare di cannoli, arancini, pasta reale, panzerotti. E tutto innaffiato con bicchieroni di rosolio».
   (Continua ...).

Note:

1) Cartello dell’opera dei pupi riportato nel libro di Antonio Pasqualino I pupi siciliani (a cura dell’Associazione per la conservazione delle tradizioni popolari – Palermo, 1990). Nello stesso libro, un altro cartello su Roncisvalle (anonimo) riporta la medesima ipotesi. Quello del Maestro Francesco Vasta, invece, raffigura i Baschi che scagliano pietre sui paladini. Mancano i guerrieri Saraceni.

2) Vedi l’articolo I paladini, cavalieri con la brunia. Pubblicato in Nuovo repertorio per l’Opera dei Pupi - Volume 2, Youcanprint Edizioni, 2013.

3) Bellissima (e geniale) cantata di Vincenzo Bellini tratta dalla poesia La Melanconia di Ippolito Pindemonte.
Si può ascoltare su Youtube interpretata mirabilmente da Renata Tebaldi, Katia Ricciarelli, Josè Carreras, Luciano Pavarotti.
Ecco il testo della cantata:
Melanconia,
ninfa gentile,
la vita mia
consegno a te.
I tuoi piaceri
chi tiene a vile,
ai piacer veri
nato non è.
(versi 25-32 della poesia).
Fonti e colline
chiesi agli dei:
m’udiro al fine,
pago io vivrò.
Né mai quel fonte
co’ desir miei,
né mai quel monte
trapasserò.
(versi 1- 8 della poesia).

4) I libri di Henry Festing Jones sui pupi:
- Diversions in Sicily, A. C. Fifield, Londra, 1909.
- Castellinaria, and Other Sicilian Diversions, A. C. Fifield, Lon-dra, 1911. Libro non tradotto in italiano. Ampi stralci tradotti da me in italiano, però, sono contenuti nel libro I Pupi Siciliani nella Letteratura, nel Teatro, nel Cinema, nella TV e nella Musica, Screenprint Edizioni, 2012)

5) L’incontro è avvenuto nello spettacolo dal titolo “Il perfetto Ouroboros”. Pubblicato in Nuovo repertorio per l’Opera dei Pupi - Volume 2, Youcanprint Edizioni, 2013.

6) Domenico Sestini, Descrizione del museo d’antiquaria e del gabinetto d’istoria naturale del signor principe di Biscari - Livorno, 1787.
Moltissimi reperti, appartenuti al Museo d’Antiquaria e del Gabinetto di Storia Naturale del Principe Biscari, sono oggi visibili al Museo Civico all’interno del Castel Ursino.
Due di questi reperti, come scrive chiaramente il Sestini, sono descritti nel libro di Vito Maria Amico Catania Illustrata (Ex tipografia Joachim Pulejo, 1741) che ne riporta anche le illustrazioni. Sono statue ritrovate in scavi cittadini.
Scrive, infatti, Sestini: assieme alle statue di ogni grandezza, una delle quali di figura quasi gigantesca, lavoro Greco di peritissimo Artefice, mancante però della testa, e di un braccio, che scoperta fu nell'Anfiteatro di questa Città, e della quale ne è fatta memoria dal Ch. Padre D. Vito Amico nel Tom. III. pag. 89. della sua Catania illustrata portandone anco la figura.
Della seconda statua, Sestini scrive: Avvi pure un Ercole bellissimo di grandezza naturale, pure di Greca scultura, venuto a luce in questa Città nel farsi i fondamenti di una nuova casa di attenenza del Signor Barone Ascanio Ricciolo, avanti l’ amplissimo Collegio degli estinti Gesuiti, del qual ritrovamento ne parla il suddetto Padre Amico nel Tom. III pag. 34. dell’ istessa opera …






I due medaglioni del Principe Biscari (visibili nella copertina del libro):
- Il primo medaglione raffigura il Principe Biscari. La scritta recita:
IGNATIUS II. BISCARIS PRINCEPS AET. ANN. XXXIII.
Nel rovescio del medaglione si legge:
PUBLICAE UTILITATI PATRIAE DECORI STUDIOSORUM COMMODO MUSEUM CONSTRUXIT CATANAE ANNO MDCCLVII
- Il secondo medaglione, ideato dal Padre D. Paolo Maria Pa-ciaudi, riporta gli accorgimenti consigliati dal Principe Biscari.
Sul dritto è incisa Minerva e il catanese Caronda (leggere la dotta corrispondenza tra e il Principe e Don Paciaudi nel libro del Sestini per la spiegazione di tutti gli elementi riportati sul medaglione – Già, in parte, menzionati nel libro “Cani, elefanti, dee e santi – Lo stemma e il gonfalone di Catania – Screenpress Edizioni 2012) con le scritte
LITERARUM REPARATIO AETNEORUM CATANENSIS ACADEMIA
Il retro del medaglione riporta l’Etna in eruzione e gli scogli dei Ciclopi e la seguente scritta
NON NORUNT HAEC MONUMENTA MORI. RESTITUTA.

12/10/2014 Carmelo Coco

[Tratto da "Sutta l'occhi ri lu liafanti ri Catania" - Numero 1 - Youcanprint Edizioni, 2014]

Avvertenza: All’interno dei racconti sono contenute ipotesi e considerazioni originali dell’autore. È assolutamente vietato usare e/o rielaborare la materia e l’argomento dei racconti, sfruttare le ipotesi e le considerazioni originali dell’autore per scrivere articoli su giornali e sul Web.

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IL VERISMO SVELATO di Ignazio Burgio
Editore: Narcissus.me
Pagine: 163
Prezzo: 1,99 euro
On line su: www.UltimaBooks.it www. BookRepublic .it www. Hoepl i .it ed altre ancora ...
Questo non è il solito saggio sul Verismo che accetta e riprende le classiche conclusioni della critica, limitandosi ad illustrare dettagliatamente la vita dei singoli autori e tutte le opere da loro prodotte. Piuttosto si sofferma sia sullo ambiente sociale e culturale tra Otto e Novecento, al fine di sottolinearne i fattori che più hanno condizionato la nascita e lo sviluppo della nuova letteratura sociale, naturalista e verista: l'alfabetizzazione di massa e l'espansione del numero dei lettori specie nei centri urbani, anche ad esempio fra le classi operaie; la produzione e distribuzione a livello industriale, grazie a nuove tecnologie, di quotidiani e riviste; la sostituzione dello stile del discorso orale e personale, con lo stile del discorso scritto impersonale, come nei saggi scientifici e letterari; l'innovazione nel teatro del buio in sala e del concetto di "quarta parete"; la nascita e lo sviluppo dei nuovi mass-media visivi, la fotografia ed il cinema; sia sul rapporto tra gli autori ed i mezzi di trasmissione della loro arte e letteratura: lingua, dialetto, libri, giornali, teatro e cinema. E trova anche occasione di indagare su questioni e misteri della storia del Verismo ancora irrisolti: sul misconosciuto romanzo "La Sfinge" di Capuana, dalle qualità pirandelliane in anticipo sui tempi; sulle ragioni dell'abbandono della composizione del romanzo "La Duchessa di Leyra" da parte di Verga; sul mitico film perduto di Martoglio "Sperduti nel buio", e via dicendo.

Sommario del libro:
VERGA FOTOGRAFO ED IL SUO VERISMO – IL TRIONFO DELLA CARTA STAMPATA – DALLA LETTERATURA ROMANTICA AL VERISMO – LO STILE DI VERGA – BUIO IN SALA: LA "QUARTA PARETE ED IL TEATRO VERISTA – IL TEATRO DI CAPUANA, DE ROBERTO E LA CRISI DEL VERISMO – LA QUESTIONE DIALETTALE – IL VERISMO ED IL CINEMA - IL CINEMA DI NINO MARTOGLIO – UNA "CINECITTÀ" A CATANIA - IL CINEMA DI VERGA – LE DUE STRADE DI MARTOGLIO E GRASSO – ALESSIO DI GIOVANNI – LUIGI PIRANDELLO – CONCLUSIONE – BIBLIOGRAFIA.



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SUTTA L'OCCHI RI LU LIAFANTI RI CATANIA (Youcanprint Edizioni, 2014)

I pupi passeggiano per le vie di Catania: una lunghissima serie di narrazioni con i pupi siciliani per raccontare, in maniera originale e divertente, gli avvenimenti, i personaggi, le meraviglie di Catania.

I racconti di questo primo numero:

* La collezione di conchiglie del Principe Biscari al British Museum di Londra.
(Con Peppininu e Carmiluzzu)

* Accadde a Catania. Terrore dal cielo. La meteorite che precipitò nello Jonio nei primi anni del Novecento.
(Con Carmela, Peppininu, Carmiluzzu).

* L’aquila sveva sulla facciata del Castel Ursino a Catania. La vendetta di Federico II e la contro vendetta dei catanesi.
(Con Peppininu e Carmiluzzu).



E' uscito il libro
GLI SCACCHI NEI FUMETTI ITALIANI - LA COLLERZIONE COCO - A-M



Recensione nella rubriba "Libri in primo piano".




   Nell’articolo Spigolature araldico-vessillologiche in un dipinto tra medioevo e rinascimento di Gianantonio Tassinari, pubblicato sulla rivista Cronache Medievali (pagg. 7-19, numero 42 del febbraio/maggio 2014, casa editrice Penne & Papiri) viene riportata una breve citazione del libro Cani, elefanti, dee e santi (La storia dello stemma e del gonfalone di Catania) – Giovane Holden edizioni, 2011.



    Ringrazio l’autore dell’articolo.



  RECENSIONE  “Scacco al Re”. libro del teologo catamese Angelo Consolo. Edito dall’Associazione Culturale l’Elefantino.



Una splendida ed esauriente disamina della figura di Santa Teresa d’Avila e dei suoi scritti. Il titolo richiama il gioco degli scacchi della quale la Santa era appassionata e che cita molte volte nel suo “Il Cammino della Perfezione".

Prefazione di Carmelo Coco.

Disponibile presso la libreria "San Paolo" in via Vittorio Emmanuele, 182 - Catania.

Prezzo 10,00 Euro.




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